La storia di Maria Addolorata e Gianpaolo nasce sui banchi di scuola. Non gli stessi, quelli di due scuole diverse.
Geometra lui, figlio di geometra, destinato allo studio del padre e magistrali per lei, una scuola un po' minore, una scuola da donne, che poi se fai la maestra bene altrimenti quel minimo di istruzione per.
Maria Addolorata, Mary per gli amici, nasce in Calabria e segue i genitori che si trasferiscono al nord; nord poi, diciamo centro ma si sa per chi viene dal profondo sud oltre Salerno è già nord. E' una ragazza modesta, timida, accomodante, quelle ragazze del sud che una volta erano abituate al loro ruolo di persone dimezzate, con meno diritti; Gianpaolo è un ragazzo serio a dispetto della lunga chioma e dell'abbigliamento trasgressivo, ma sono gli anni settanta e se non si trasgredisce un po' si è pure fuori moda. Lei si attacca a questo ragazzo con una devozione imbarazzante, forse desiderosa di lasciare il padre severo ed una famiglia soffocante; lui trova ciò che cerca, una sudditanza psicologica totale, una dedizione granitica.
Sono sposati da quasi trent'anni, due figli grandi, e la ossessiva ripetizione di ogni abitudine radicata come l'ancora alla sabbia, per fermare il tempo più che altro, come se nella sequenza di gesti sempre uguali si possa smarrire lo scorrere degli anni.
Mary, ancora adesso è Mary, non ha un'opinione , a cosa le servirebbe, è Giampaolo che ha opinioni; non legge il giornale perché lo legge Giampaolo, non ha la patente perché ce l'ha Giampaolo; cammina sempre leggermente china in avanti come se sopportasse il peso del mondo intero e sorride raramente ed è un sorriso mesto, di chi ha chissà quali patimenti segreti. Giampaolo non sorride mai, con gli occhi intendo, perché la bocca di tanto in tanto si piega in modo da sembrare un sorriso; lui è preciso, precisissimo, di una precisione maniacale. Tutto della loro casa rispecchia la precisione di Giampaolo, le siepi del giardino sono pettinate, i vasi alle finestre sempre pieni di piante, il percorso che va dal cancello al portone sembra disegnato per quanto è ordinato e preciso, lui ci tiene ed ha trovato in lei una seguace pronta a condividere ogni iniziativa. Gianpaolo vuole molto bene a Mary; esattamente come al suo cane, cioè nello stesso modo, considerando entrambi creature ad un gradino più basso del suo nella scala evolutiva. Al mattino porta a spasso la bestiola, la carezza, la blandisce con i più teneri vezzeggiativi, esattamente come fa con Mary che invece porta a fare la spesa più tardi.
Gianpaolo non è felice, si vede dallo sguardo spesso basso, da quell'aria sempre contrariata, sembra che si trattenga, fa pensare ad una molla perennemente bloccata da una forza eguale e contraria; Mary, invece, è quasi felice, felice nel suo piccolo universo, felice di essersi elevata socialmente, felice delle mille piccole cianfrusaglia con le quali disseminata casa e giardino, felice di non avere dubbi ma solo poche, pochissime, inamovibili certezze.
Giampaolo ha un segreto, che se potesse non confesserebbe nemmeno a se stesso, un segreto terribile e inevitabile: un amante.
Si, avete letto bene: senza l'apostrofo.
